Testimonianza di Cristina. Un patto con l’oscurità.

Testimonianza di Cristina. Un patto con l’oscurità.

Atrapamiento y recuperación del alma. Terapia de Vidas Pasadas: un nuevo paradigma. ISBN: 9789507544620. Editorial Continente (https://www.edicontinente.com.ar). Formato: 230 x 155 x 15 mm (Rústica con solapa). Páginas: 256. Publicación: 30/07/2014.La paziente, che in questa storia si chiama Cristina, soffre di diversi problemi quando cerca di realizzare i suoi scopi nella sua vita presente. Con l’aiuto del suo terapeuta riproduce mentalmente una vita passata, dove questi sintomi ebbero origine: lei era allora un uomo che fece un patto con l’oscurità per ottenere del potere e l’accettazione sociale di una setta. Cristina, con l’aiuto del suo terapeuta, può disfare il patto che la limita, guarire i mali provocati, e risolvere i blocchi che le impedivano di andare avanti.


Capitolo VII.

Un patto con l’oscurità.

Faust: Quindi, persino l’inferno ha le sue leggi? Mi piace. Allora si potrebbe in piena fiducia stringere un patto con voi, signori?

Mefistofele: Disporrai pienamente di quanto ti sia promesso, nulla ti sarà lesinato. Sono il tuo compagno, e se sei soddisfatto con me, sono il tuo servitore, il tuo schiavo.

Faust: E in compenso, che cosa dovrò fare per te? Spiega chiaramente le tue condizioni. Un servitore di questa specie rappresenta un pericolo per la casa.

Mefistofele: M’impegno a servirti qui, seguendo le tue minime indicazioni, senza avere darmi né riposo. Quando ci ritroveremo nell’aldilà tu dovrai fare lo stesso con me. C’è ancora una cosa… per ragioni di vita o di morte, ti chiedo un paio di righe. Un foglietto qualunque servirà. Firmerai con una piccola goccia del tuo sangue.

Faust: Se questo ti fa veramente piacere, sia, come scherzo.

Mefistofele: Il sangue è un fluido molto particolare.

Faust: Non c’è pericolo che io rompa il patto. La mia promessa è lo scopo di tutte le mie energie.

Goethe, Faust.

Il patto fra Faust e Mefistofele è, forse, l’esempio classico di un patto con l’oscurità. In poche righe Goethe spiega le condizioni e conseguenze di questo accordo singolare. Mefistofele si impegna a servire Faust durante la vita fisica di costui. In compenso, Faust si impegna a rendergli il servizio nell’aldilà. La firma con una goccia del sangue di Faust sigla il patto e, inoltre, Faust promette con tutte le sue energie. Questa è l’essenza di tutti i patti.

In seguito vedremo nella pratica in che modo affiorano questi tipi di patto quando lavoriamo con la terapia di vite passate, e quali ne sono le conseguenze nello sviluppo e nella vita delle persone.

Non è per caso che Cristina (36 anni) arrivasse al corso di «Incontri con la luce dell’anima», a Ibiza. Cristina aveva dei problemi seri col maneggio del potere e con l’integrità. Era cosciente delle sue capacità, ma quando arrivava il momento di mettere in pratica il suo talento s’inceppava, la paura la bloccava e si angosciava molto. Come sempre, chiesi a Cristina dove sentiva quella paura e lei mi rispose:

Sento la paura nel petto, nella gola e la voce mi trema, come se di colpo perdessi tutta la forza.

Presi questa frase di Cristina come rivelatrice di un’esperienza esclusa dalla coscienza e da lì cominciò la sua avventura.

Venerdì, 24 ottobre 2008.

Terapeuta: Dove sei quando senti che perdi tutta la tua forza? È come se tu fossi dove?

Cristina: Sono seduta in una barca circondata da altre persone. Credo di essere un uomo ed ho un bastone di comando nella mano destra. La barca è molto adornata e scivola nel fiume. C’è della gente sulle rive e noi andiamo verso un posto importante. È una specie di cerimonia. Ci sentiamo tutti molto onorati di fare questo lavoro. Vedo dei giunchi e un’entrata molto ampia, bianca. Scendiamo dalla barca e incominciamo a camminare. Bisogna fare questo percorso per arrivare, forma parte della cerimonia. Siamo molto consci del percorso che stiamo facendo –scoppia a piangere.

T: Che cosa succede?

C: Non so se riuscirò a fare quello che devo fare. Mi tremano le gambe! Ma nessuno deve accorgersene –piange–. Io devo stare al mio posto. Devo fare bene il mio lavoro. Devo fare quello per cui sono venuto, tanto se mi piace come se no.

T: Cos’è quello che sei venuto a fare?

C: Devo sacrificare! –piange e si contorce.

T: Bene, vai avanti.

C: So che lo devo fare, ma non voglio farlo! Ma lo devo fare, è la mia responsabilità. Io ho il potere, ma perché devo avere potere? No! Questo cammino è orribile! –piange–. Io ho la forza e so che devo farlo. Ho una forza nelle mani che non è mia. E lo devo fare!

T: E di chi è questa forza che hai nelle mani?

C: Non è mia, viene dall’alto, da un altro posto, dal cosmo, non so. Ho questa forza nelle mani, ora, la posso sentire.

T: Che cosa senti nelle mani?

C: Una vibrazione incredibile. Come se questa forza non mi appartenesse, non mi appartiene! –piange–. Perché devo fare questo? Sto lottando con me stessa.

T: Per quale ragione lo devi fare tu?

C: Perché ho il potere.

T: E come mai hai il potere?

C: Non lo so, sento che sono nato così, come se fosse per nascita. E non è la prima volta che lo faccio. So perfettamente quello che devo fare.

T: E che cos’è che devi fare?

C: Devo versare il sangue! E lo devo fare con le mie mani!

T: Che cosa devi fare con le tue mani?

C: Devo sgozzare qualcuno. Si avvicina una ragazza giovane. La ragazza avanza molto dimessa, sa che cosa l’aspetta, ed è quello che tutti quanti si aspettano.

T: E tu che cosa senti quando si avvicina la ragazza?

C: Io non sento niente. Quando sono qui non sento più nulla, lo faccio ed è tutto. Seguo il cerimoniale.

T: Come lo segui il cerimoniale?

C: Riempio un bacile col suo sangue e poi devo fare dell’altro con questo. Devo fare un rituale e tutti si aspettano che lo faccia. La ragazza è già stesa sulla pietra, è agonizzante! E tutti guardano come se fosse la cosa più normale. Ed io faccio come se tutto fosse a posto, ma dentro di me lo trovo terribile. Questo è molto sbagliato! Non c’è senso a fare questo. Ma lo sto facendo di nuovo! –e piange.

T: Fammi vedere come fai.

C: Prendo il bacile e lo offro a tutti perché bevano. E tutti bevono! È una specie di comunione. Devo pregare, devo pronunciare una preghiera all’oscurità. Affido tutto questo all’oscurità.

T: A chi affidi tutto questo?

C: Credo che a Satana, o qualcosa del genere –piange disperatamente–. Mi abbandono a lui.

T: Come ti abbandoni?

C: In corpo e anima! –mentre, grida e piange sconsolata–. Aaahhh! E gli affido anche gli altri!

T: Quale formula utilizzi quando ti abbandoni a Satana?

C: Fammi tua! È quello che voglio. Voglio il potere! Dammi il potere! Dammi il potere di quest’anima che sacrifico ora, dammelo! Dallo a noi tutti!

T: Bene, ora conterò fino a tre e tu andrai indietro al principio, al fatto che ti ha portato ad abbandonarti all’oscurità. Uno, due, tre. Come incomincia tutto questo?

C: Io sono piccolo e sono in casa con la mia famiglia. Sembra che qualcosa non vada bene. Mio padre sta morendo ed è pieno di odio. Mi dice che devo difendermi, che non posso essere così buono. Che devo morire in un modo diverso, che non posso morire come sta morendo lui, povero, respinto dal tempio. Qualcuno era mal disposto contro di lui e gli prese il potere. Mi dice che non serve a nulla essere buono. «Non serve!» –mi dice– «Se sei buono muori come un cane, è terribile». Così mi dice «fai quello che devi fare per ottenere il tuo potere».

T: E allora che cosa fai?

C: Incomincio a pensare che non sempre si debba fare tutto bene, che forse ci sono altri modi. Ci sono altri templi, e se lì ci respingono, perché non farlo in modo diverso?

T: Bene, vai avanti.

C: Io voglio entrare in un tempio e fare quello che faceva mio padre, ma non mi lasceranno. Quindi cercherò il modo di farlo.

T: E come fai?

C: Consegno la mia anima –piange.

T: Come consegni la tua anima? Spiegami come fai.

C: Mi sono dato alle male arti. Faccio un’iniziazione con un rituale molto potente, con molta gente. Entro nel circolo e so che non c’è possibilità di ritorno. Ma entro perché voglio, lo faccio perché volevo il potere.

T: Molto bene, ora osserva una cosa. A chi consegni la tua anima?

C: A Satana –mormora.

T: E com’è il rituale?

C: Entro in un circolo formato da diverse persone. C’è molta attrazione, ma allo stesso tempo c’è molta oscurità. Io sto al centro e credo di stare con le braccia alzate guardando verso l’alto. Devo pronunciare delle parole in una lingua strana. Mi dicono le parole ed io le ripeto, e a misura che le pronuncio sento che aumenta la mia forza, divento più grande e posso fare… quello che voglio! –grida.

T: E se sapessi quello che dici quando pronunci quelle parole?

C: Io mi arrendo, mi do a te con tutto il mio essere, con la mia coscienza di fare quello che voglio fare, e farlo per te. Ti consegno la mia anima, ti consegno tutto quello che sono, e, in cambio sarò uno dei tuoi per sempreee! –grida e piange allo stesso tempo–. E questo è quello che sento, mi do a te interamente, completamente. (Questo è il patto.)

T: Osserva quello che succede dopo questo rituale.

C: Vengo accettato, ora sono uno di loro e posso prendere parte in ogni rituale, in ogni sacrificio, e così aumento il potere e assumo potere con facilità. È facile. Sento che sono nato per avere il potere e qui posso prenderlo.

T: Molto bene, conterò fino a tre e avanzerai fino a un fatto significativo di questa vita dopo l’iniziazione. Uno, due, tre. Che cosa succede?

C: Oggi devo uccidere lui.

T: Chi devi uccidere?

C: Mio fratello.

T: Come mai devi uccidere tuo fratello?

C: L’ha deciso la gente che è su, nel tempio. È successo qualche cosa con mio fratello, ha fatto male qualche cosa. Ha fatto qualche cosa di improprio, e mi fanno l’onore di farmelo fare a me, la prima volta con mio fratello. Mi sento che è un privilegio, ma lì incomincia il dubbio, lì incomincia la guerra interna, lì incomincio a non vedere chiaro se vale la pena. Perché io voglio bene a mio fratello! Come farò? Ma ho giurato e sono un uomo di parola. Non posso! –piange– ma devo farlo. Sprofonderò nell’oscurità se faccio questo. Perderò pure il mio cuore! Lo farò. Vado, vado, e… lo faccio!

T: Fammi vedere come lo fai.

C: Così! –fa il gesto di tagliare il collo a qualcuno– Il sangue mi schizza! –piange e rotola per terra–. Ma devo farlo, è il mio ruolo. Non posso mostrare il mio dolore! No! Questo sta dentro soltanto, io mantengo la solennità del momento. Io sono forte, io sono qui per i miei. Così continuo con la cerimonia di pulire lo strumento del sacrificio e bere il sangue. Ayyy!

T: Ecco, che cose senti quando bevi il sangue di tuo fratello?

C: Ayyy! Brucia! Brucia tutto! Ma sono forte e presento il sangue ad ognuno perché tutti bevano. Resto fino alla fine. Così doveva essere. È finito.

T: E guarda, finora quale è stato il momento più difficile di questa esperienza?

C: Quando mi accingo a farlo.

T: E in quel momento, quando ti accingi a farlo, quali sono le tue reazioni fisiche?

C: Tremo tutto, sento panico. Sento che mi sto rompendo dentro.

T: E quali sono le tue reazioni emozionali quando ti stai rompendo dentro?

C: Non sentirò nulla, non sentirò amore per niente. Rinuncio anche all’amore.

T: E quali sono le tue reazioni mentali, in quei momenti, quando rinunci anche all’amore?

C: Devo farlo, ma non voglio farlo. Ma lo faccio.

T: E ora osserva in che modo tutte queste sensazioni danneggiano la tua vita come Cristina. Questo «tremo tutto», il panico, «mi sto rompendo dentro», «rinuncio all’amore», «devo farlo ma non voglio farlo», tutto questo che cosa ti fa fare come Cristina?

C: Non mi posso rilassare, sono sempre costretta, sono sempre in una guerra interna, sono sempre divisa dentro.

T: E tutto questo, che cosa ti impedisce di fare come Cristina?

C: Quello che voglio fare, fare quello che desidero.

T: Molto bene, ora conterò fino a tre e tu andrai al momento della tua morte in quella vita per finire con tutto questo. Uno, due, tre. Che cosa succede?

C: Ajjj! Cofff! Cofff –soffoca– Ahhh! Ahhh!

T: Che cosa succede?

C: Mi tagliano il collo! Aaahhh! Aaahhh! –rotola per terra, soffoca e si tiene la gola con le mani.

T: E perché ti sgozzano?

C: Era la mia ora, era scritto, solo potevo stare lì un tempo. È un modo di andare avanti, di consegnare il mio sangue per gli altri.

T: Pensa, qual è il momento più terribile di questa morte?

C: Non sento nulla, non sento nulla.

T: E quando non senti nulla, quali sono le tue reazioni fisiche?

C: Tutto mi è indifferente.

T: E quando non senti nulla e tutto ti è indifferente, quali sono le tue reazioni emozionali?

C: Mi perdo nell’ombra.

T: E quando ti perdi nell’ombra, quali sono le tue reazioni mentali?

C: Merito di morire.

T: Ora osserva in che modo tutte queste sensazioni stanno condizionando la tua vita come Cristina. Questo «non sento nulla, mi perdo nell’ombra» e «merito di morire», che cosa ti fanno fare come Cristina?

C: Non faccio nulla per cambiare, per prendere la mia strada. Mi lascio portare dall’inerzia, è come se non lo meritassi.

T: E tutto questo, che cosa ti impedisce di fare?

C: Non esserne degna, non sono degna di agire, di lavorare.

T: E allora osserva un’altra cosa. In questo momento quando sacrifichi tuo fratello, che cosa ti dice lui?

C: Perché? Perché? Come ti sei perduto in questo modo?

T: E che cosa dicono le altre vittime quando le sgozzi?

C: Sono arrendevoli, ma in fondo le vittime sono più forti di me. Io ho molto potere, ma loro sono più forti di me.

T: Bene, conterò fino a tre e tu andrai ad un istante prima che ti taglino il collo, e ti permetterai di provare quella morte più profondamente. Questo è molto importante per finire con tutto questo per sempre. Uno, due, tre. Come ha inizio la cerimonia?

C: Sono seduto sul trono in quel tempio. Scendo dal trono , incomincio a camminare e salgo sull’altare. Sento i miei passi pesanti. Tutti gli altri stanno pregando, è un rumore come di un tuono. Io sono molto preso nel mio ruolo.

T: Conterò fino a tre e andrai al momento in cui ti tagliano il collo e tu lascerai che il tuo corpo faccia tutto quello che deve fare. Uno, due, tre. Che cosa sente il collo quando lo tagliano?

C: Aghj! Aghj! Aghj! –soffoca e rotola per terra senza parlare.

T: Così, che cosa sente il collo, che cosa sentono le corde vocali, la trachea? Cosa succede ai polmoni, al tuo cervello? Che cosa succede ai tuoi pensieri?

C: (Cristina soffoca, rotola per terra mentre io faccio le domande: ma non può articolare una parola).

T: Che cos’è l’ultima cosa che riesci a pensare in quel corpo?

C: È finita. Non più potere, non più potere! (Questo è l’ordine che blocca l’esercizio del potere personale.)

T: Osserva in che modo questo sta condizionando la tua vita come Cristina. Questo «è finita, non più potere», che cosa ti fa fare come Cristina?

C: Non posso essere io stessa, non posso fare quello che voglio fare –piange.

T: E tutto questo, che cosa ti impedisce di fare?

C: Seguire la mia strada, non posso fare quello che voglio fare. Non oso. Non mi sento degna.

T: Osserva ancora una cosa, che cosa succede quando esci da quel corpo?

C: Ay! Non posso andare alla Luce, non posso andare alla Luce! Non mi permettono di andare alla Luce.

T: Dove vai? Dove sei?

C: Sono come sospesa, non c’è null’altro.

T: Bene, ora ti farò una domanda importante: sei disposta a rompere il patto che hai fatto con l’oscurità?

C: Sííí! –piange.

T: Allora chiederai l’aiuto dell’Arcangelo Michele perché ti aiuti a rompere il patto che hai fatto con l’oscurità. Ripeterai con me: «Arcangelo Michele, mi pento della decisione presa in quel momento e voglio rompere il patto fatto con l’oscurità.»

C: (Cristina ripete a parola a parola assieme a me).

T: Continua: «Arcangelo Michele, umilmente ti chiedo di aiutarmi ed assistermi a rompere il patto fatto con l’oscurità. Arcangelo Michele, umilmente ti chiedo di imprestarmi la tua spada di luce per rompere le catene che mi legano all’oscurità.»

C: (Ripete assieme a me).

T: Molto bene, ora ripeterai tre volte: «Io, Cristina, per il potere della mia volontà, rompo ed annullo, definitivamente e per sempre, il patto che ho fatto con l’oscurità in quella vita e riprendo il mio potere e la mia luce.»

C: (Ripete tre volte).

T: Molto bene, ora prenderai la spada di San Michele e, quando dica tre, romperai il patto e le catene che ti legano all’oscurità. Uno, due, tre.

C: (Cristina fa il gesto di rompere il patto come se avesse una spada nelle mani).

T: E ora esigerai che ti restituiscano quello che ti hanno rubato. «Voglio la mia anima e la mia energia, e le voglio in questo momento!».

C: Voglio la mia anima e la mia energia! Le voglio ora, ne ho bisogno ora! Esigo che mi sia restituito il potere che vi ho consegnato! È mio! Appartiene a me! Lo voglio ora! È il mio potere ed è buono! È buono! –fa il gesto di allungare le braccia e prendere la sua energia.

T: Ora parlerai con tuo fratello di quella vita e con quelle vittime, e dirai loro quanto sia necessario per finire per sempre con tutto questo e restare in pace.

C: Ayyy! Mi dispiace moltissimo, al mio cuore dispiace moltissimo –piange–. Non era il mio potere, non era il mio!

T: Così, «vi restituisco quanto vi ho preso».

C: Vi restituisco quanto vi ho preso, non era mio.

T: Molto bene, e per pulirti completamente ti darò dei fazzoletti, ti metterai di lato e vomiterai tutto il sangue che hai bevuto in quella vita.

C: (Cristina prende i fazzoletti e vomita. Si intende che è un vomito energetico).

T: Molto bene, ora ringrazia l’Arcangelo Michele, restituisci la spada e chiedi perdono alla Luce per la tua confusione.

C: Grazie, Arcangelo Michele. Chiedo perdono per la mia confusione, perdono, perdono.

T: Molto bene, assicurati che recuperi tutta la tua energia da quel corpo, prendendo coscienza che, morendo, quel corpo completò la sua esperienza. Più nulla di questo ti appartiene. Tutto è finito. Raccoglierai tutta la tua energia e porterai quella parte della tua anima alla Luce con l’aiuto di San Michele. Chiedi all’arcangelo di portarti alla Luce.

C: «San Michele, umilmente ti chiedo di portarmi alla Luce, ti chiedo per favore di lasciarmi nella Luce.»

T: Così, avvisami quando sarai nella Luce.

C: Sono già nella Luce –con voce tranquilla.

T: Molto bene. C’è qualcos’altro che tu voglia aggiungere?

C: Sono felice di essere nella Luce perché pensavo che non lo meritassi, che mai potrei arrivare fin qui. Credevo che ci fosse qualcosa di perverso in me, ma ora vedo che non è così. Mi permettono di stare nella Luce.

T: (Completiamo il lavoro di Cristina suturando la ferita del collo per ristabilire il flusso dell’energia in quel livello.)

Con relativa frequenza ho assistito ad esperienze simili a quella di Cristina con diverse persone. La partecipazione del paziente in sacrifici umani in vite passate è un tema ricorrente quando lavoriamo l’origine di certe difficoltà nella vita di una persona. È chiaro che non c’è un sintomo patognomonico che mi indichi in anticipo con sicurezza che troveremo un’esperienza di questo genere. Ma se il richiedente viene con una storia di blocco del talento, difficoltà per assumere il suo potere personale, perdita di forza o di energia, impossibilità di affermarsi nel suo vero io, o disagi causati da energie negative, è probabile che ci sia un patto con l’oscurità in vite anteriori, e in quanto terapeuta devo essere preparato per affrontare la situazione.

Con o senza sacrifici umani, i patti con l’oscurità girano attorno allo stesso: ottenere del potere in cambio della cessione della volontà e dell’energia di una persona, che si impegna a servire nell’aldilà la potenza che le fornisce il potere. Osservate che, per avere questo potere, Cristina si sottomette a Satana dicendo: ti consegno la mia anima, e in cambio sarò uno dei tuoi per sempre. E qui troviamo il tranello, perché nell’aldilà non esiste il tempo. La persona che ha fatto il patto resta bloccata in una clausola che esige l’adempimento alla fine della vita fisica. Ma la vita nel corpo fisico è breve e limitata, mentre che l’eternità non ha fine. Le conseguenze del patto si faranno sentire nelle vite successive, finche non affiori e si possa annullare. Non importa in che vita si trovi la persona, ogni volta che l’anima cerchi di avanzare nel sentiero della luce, troverà l’opposizione di forze ostili, che cercheranno di ostacolare o impedire il suo progredire, perché esigeranno che si compia il patto.

La firma del patto col sangue assoggetta ancora di più l’anima della persona che ha firmato. Dice Goethe che il sangue è un fluido molto particolare. Questo dipende dal fatto che il sangue possiede delle potenti virtù occulte: è la vita dell’uomo, e Mefistofele sa che sicuramente avrà ancora di più in suo potere Faust se può impadronirsi anche solo di una goccia del suo sangue. Secondo un antico aforisma, «quello che ha potere sul tuo sangue, ha potere su di te».1 Per mezzo di questa firma l’anima consegna la sua energia e la sua volontà e trasferisce il suo potere ad un’altra forza. Ogni volta che, come terapeuti, ci troviamo davanti a un patto firmato col sangue, bisognerà ricorrere alla figura dell’Arcangelo Michele, perché il paziente avrà bisogno della forza di una potestà superiore per liberare la sua anima dall’asservimento all’oscurità.

Un altro aspetto importante quando si lavora con patti con l’oscurità, è quello che si riferisce alle conseguenze nella vita presente del richiedente, e la firma del patto e la sua invalidazione sono forse il momento più drammatico del lavoro terapeutico, ma non mi posso limitare solo a questo. Come terapeuta devo aiutare il paziente a rendersi cosciente degli effetti del patto nella su vita presente.

Cristina definisce con precisione questi effetti nella sua vita quotidiana: la rinuncia all’amore, il vivere in una costante guerra interna, il sentirsi obbligata e divisa intimamente, e non essere degna di fare né di lavorare, fra altre cose. Il colpo di grazia per la sua vita presente lo costituisce l’ultimo pensiero in quell’esperienza quando dice «non più potere». Questa proibizione, che impediva a Cristina l’esercizio del suo potere personale. È possibile che abbiamo la capacità e il talento per portare avanti i nostri progetti in questa vita, ma se allo stesso tempo abbiamo un ordine nel subconscio che continuamente ci ricorda «non più potere, non più potere, non più potere», come potremo fare quello che vogliamo fare se una proibizione dentro di noi ci ordina di fare il contrario? Cristina lo dice chiaramente: non posso essere io stessa, non posso fare quello che voglio fare.

Vediamo ora le riflessioni di Cristina dopo trascorsi diversi anni da questa esperienza.

Dopo quell’esperienza nel corso di Ibiza la mia vita fluisce fra il lavoro, gli studi ed i progetti che stanno sorgendo e concretandosi poco a poco. Ora posso vedere che è stato un periodo di crescita e di movimenti profondi.

Dopo il corso di Ibiza fui più cosciente della mia forza e delle mie capacità, completai una formazione in psicologia Gestalt che mi ha aiutato a migliorare il mio lavoro come terapeuta, un lavoro verso il quale mi sto orientando e dedicando con sempre più decisione.

Specialmente, la mia regressione mi ha collegato con la forza della mia parola, ed ha fatto che io sia specialmente attenta a quello che dico, a chi lo dico, e come lo dico. Prima di fare il corso erano anni che, dovendomi esprimere davanti a un gruppo, sentivo paura. Grazie alla regressione sono diventata consapevole del perché della mia difficoltà. Anche se a volte ho ancora un certo timore, devo dire che ho migliorato molto la mia capacità di presentarmi in pubblico, di parlare e di condurre un gruppo. Nel mio lavoro ora lo faccio in modo abituale.

Ho anche capito meglio il mio ruolo nella mia relazione con mio fratello e le difficoltà fra di noi, riconoscendo che anch’io ho aggiunto dolore e difficoltà in questo rapporto, perché prima io mi vedevo come una vittima di mio fratello, ma non come quella che aggrediva lui. In questo senso, l’esperienza con l’oscurità mi ha avvicinato al mio proprio lato scuro e a quello degli altri, mi ha ravvicinato all’ombra delle persone che ricevo, e questo mi ha aiutato ad essere una terapeuta migliore.

Un altro tema che c’è sempre stato ma che in quel corso divenne molto evidente, è il mio collegamento con gli angeli. Ogni giorno sono più presenti nella mia vita, sono degli alleati che mi guidano e mi proteggono.

Quell’esperienza nel corso di Ibiza fu molto potente. Sono passati più di cinque anni da allora, ma sento come se fosse ieri quando José Luís mi ricucì la gola dopo essere morta sgozzata in quella vita.

Sono molto riconoscente per la possibilità di condividere questo processo, che mi aiutò ad orientarmi verso uno sviluppo più spirituale, ma, soprattutto, a diventare una persona più completa.

Dottor José Luís Cabouli. Atrapamiento y recuperación del alma. Terapia de vidas pasadas: un nuevo paradigma. (Intrappolamento e recupero dell’anima. Terapia della vita passata: un nuovo paradigma). Ediciones Continente. Pagine 123 a 134.
Traduzione: Loto Perrella.


Nota:

1 Note alla versione spagnola del Faust, J. Roviralta Borrell. (N.d.A.).